Festival della Filosofia 2007 "Confini"

Festival della Filosofia 2007 "Confini"

Confini è il tema della seconda edizione del Festival della Filosofia, evento inserito ormai di diritto tra gli appuntamenti annuali più importanti per la vita culturale di Roma. Confini: dalle barriere naturali ai confini politici, il confine è una demarcazione, qualcosa che separa, qualcosa che unisce. Ma il confine è anche un limite, un freno, qualcosa che definisce o rende indefinibile. Qual è il confine tra la vita e la morte? Qual è la finis terrae? Il limite? Lo spartiacque? Chi sconfina l'altro? Questo accattivante tema sarà sviluppato nei suoi aspetti più strettamente filosofici ma anche scientifici, artistici, religiosi, politici, sociologici con interessanti sconfinamenti nella letteratura, nella scienza, nello spettacolo, nell'arte. E' in edicola la rivista MicroMega con uno speciale dedicato alla prima edizione del Festival della Filosofia Sconfinatamente.

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Tavola rotonda "I confini dell’interpretazione"

Published: 2007-05-13 16:30:00

“Non esistono fatti, ma solo interpretazioni” è un’affermazione nietzscheana che divide il mondo della filosofia. La “ koiné ermeneutica”, che sembrava essere la cifra comune della filosofia occidentale fino a qualche decennio fa, sembra essere entrata in crisi. I fatti, nella loro durezza e incontrovertibilità, sembrano rivendicare ora i loro diritti. Ma esiste un fatto, che non sia riconosciuto e dunque interpretato come un fatto? Esistono dei “nuclei rocciosi” della realtà, della natura e della storia, che nessuna interpretazione può scalfire? E se invece non si dà alcuna realtà, se non una realtà interpretata e interpretabile, come stabilire i confini tra interpretazioni feconde e adeguate, e interpretazioni sterili, arbitrarie o inadeguate?

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Tommaso Pincio e Antonio Gnoli "Phil Dick"

Published: 2007-05-13 16:00:00

La complessità di Philip K. Dick (1928-1982) rende lo scrittore americano una figura di non facile collocazione. È prima di tutto colui che ha riabilitato la fantascienza; ma anche uomo sospettoso, a tratti cupo, debole, eppure affascinante e istrionico. Sicuramente dotato di una straordinaria visionarietà. Nella sua opera confluiscono schegge di mondi distanti e apparentemente inconciliabili: dalla psicanalisi al mondo delle droghe, fino all’ossessione per il complotto e per i totalitarismi – giungendo, nell’ultima fase della sua produzione, alla creazione di una teologia gnostica. Uno scrittore che attraverso il suo repertorio fatto di realtà e illusione, vero e simulacro, vita e morte, fede e follia, ha più di ogni altro pensato e rappresentato il confine. **

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Fabrizio Desideri "Walter Benjamin"

Published: 2007-05-13 14:30:00

Pochi pensatori del nostro tempo sono più inclassificabili di Walter Benjamin (1892-1940): ogni suo intervento, però, che fosse incentrato sulla letteratura o sulla filosofia della storia, sull’arte o sui passages parigini, sulla critica letteraria o sul cinema, sulla violenza o sul compito del traduttore, ha lasciato un segno e ha dato vita a una grande mole di studi e di riflessioni. Schizzarne il ritratto in una lezione costituisce una sfida non indifferente, ma anche un’occasione preziosa per misurarsi con l’unità di questa figura poliedrica.

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Lectio Magistralis di Edouard Glissant

Published: 2007-05-13 14:00:00

Nel suo libro più noto "Poetica della Relazione", in uscita in Italia nei prossimi giorni per i tipi di Quodlibet, secondo Glissant si può parlare di Relazione solo se si fa parte di una comunità che non dispone di vere e proprie radici, ma che è parte di culture composite, legate al vissuto cosciente e contraddittorio dei contatti fra culture. Le comunità caratterizzate da culture composite, spesso portano istanze di rivendicazioni ataviche, in parte perché la creolizzazione è identificata come elemento portatore di degenerazione. In effetti, una comunità che partecipa di una cultura composita, vorrebbe spesso lottare per difendere il diritto ad un'origine, ad una radice unica, soprattutto quando tale comunità vive in condizioni di miseria e oppressione. Infatti, l'idea di un'appartenenza atavica aiuta a sopportare le miserie, ma è di scarso aiuto se confrontata con la creolizzazione: se si può accettare di morire (e conseguentemente di uccidere) per difendere un'unicità originaria, non si può accettare di fare altrettanto per difendere la creolizzazione. E' quindi necessario chiedersi se fosse possibile per le comunità di origini africane che vivono in Colombia, in Brasile, o negli Stati Unti, trarre vantaggi dalla creolizzazione nella concreta lotta per sopravvivere. Il ricorso al principio atavico, riscontrabile ad esempio nell'afrocentrismo dei neri americani, non è legato all' appartenenza razziale ma piuttosto alla ricerca culturale di un equilibrio che dia sicurezza e senso di stabilità nel tempo (permanenza). É essenziale specificare che sebbene gli Stati Uniti si delineino come una società multietnica, tuttavia, tra i vari gruppi che creano tale molteplicità, ci sia poco spazio alla popolazione multirazziale. Infatti, negli Stati Uniti si nota una tendenza a rifiutare i fenomeni legati all'ibridazione e al mescolarsi di gruppi etnici diversi, a cui si aggiunge un'eguale rifiuto ad accettare la realtà della creolizzazione. Questo rifiuto della diffusione di ibridazioni, mescolanze tra gruppi etnici (anche nella forma dei matrimoni misti) deriva probabilmente da tre fattori: i conflitti tra religioni di origine europee, le lotte contro gli indiani d'america e il loro sterminio quasi totale, le deportazioni di schiavi dall'Africa. Quindi, sotto questo aspetto, la storia degli Stati Uniti si è sviluppata all'interno di un'apparente contraddizione: una società multietnica con una forte tendenza all'isolamento tra gruppi etnici. Legare l'etnia all' unicità significa costruire un' identità da difendere in quanto avente un' origine unica, che esclude chiunque altro. Questo punto è essenziale, e andrebbe compreso profondamente in relazione al concetto di creolizzazione. Un'ipotesi potrebbe essere leggere la creolizzazione come momento di affermazione delle minoranze, o delle comunità storicamente oppresse. Pensare in questi termini, però, implica chiedersi se sia possibile per la comunità indiana-americana, che corre il rischio di perdersi o dissolversi, difendersi in nome della creolizzazione, cioè dello stesso meccanismo che ha contribuito, almeno apparentemente e parzialmente, a depauperare culturalmente tale comunità. La sfida piu' grande giace in questa domanda. Le contraddizioni delle Americhe, e del mondo intero, sono complesse e inestricabili finché non si risolveranno nell'immaginario attuale le contraddizioni tra culture ataviche e composite, tra un'origine unica dell'identità, e un'identità-relazione.

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Stefano Velotti "Gunther Anders"

Published: 2007-05-13 12:30:00

Considerato da molti la “Cassandra della filosofia tedesca” per aver insistito ossessivamente sul pericolo atomico, Günther Anders (1902-1992) è stato un eretico senza setta: utilizzava categorie filosofiche messe in circolo da Heidegger, ma solo per sottoporlo alla critiche più acute e feroci; fu a lungo uno dei grandi punti di riferimento del pacifismo internazionale, ma finì per scrivere un libro contro la non-violenza; come Hannah Arendt, sua prima moglie, non smise mai di riflettere sulla shoah e il caso Eichmann, ma dedicò la sua vita a “creare panico” per il “totalitarismo” del terrore atomico. Fu scrittore e critico, filosofo e poeta. La sua “filosofia della discrepanza” è entrata nella nostra vita culturale, ma raramente la sua presenza è stata riconosciuta. Un autore ancora da scoprire in tutta la sua radicalità e feconda contraddittorietà*.*

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La politica oltre i confini dello Stato

Published: 2007-05-13 11:00:00

È possibile pensare la politica oltre i confini del Leviatano moderno? E quali conseguenze può avere una tale prospettiva per la concezione del diritto (e dei diritti), una volta congedato il paradigma della sovranità: di un ordine fondato sul “monopolio della violenza legittima” e sul “monopolio delle fonti del diritto”? Che le grandi decisioni politiche globali travalichino ormai le frontiere dello Stato-nazione, è un fenomeno evidente anche al senso comune. Meno ovvie e scontate sono tuttavia le sue conseguenze, in termini di opportunità o di rischio. La politica sconfina nelle organizzazioni internazionali, mettendo drammaticamente in luce l’inadeguatezza dell’ONU; sconfina nelle “guerre umanitarie” e nella dottrina della “guerra preventiva”, evidenziando l’incapacità di risolvere i conflitti e di produrre una “global governance”; sconfina per i suoi legami con le “potestà indirette”, tradendo la sua crescente dipendenza dalle agenzie economiche e religiose o dai gruppi di pressione identitari del “multiculturalismo”. E’ ancora possibile immaginare un ordine politico della globalizzazione? In che misura un tale ordine può ancora esprimersi in termini di sovranità? Di quali dispositivi può disporre oggi la politica per promuovere e mantenere viva la dinamica sociale e al tempo stesso limitare il potere? Ne discutono, anche da posizioni contrapposte, politologi, giuristi e filosofi della politica tra i più eminenti del panorama italiano.

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L’America Latina, il dibattito sul “mestizaje”...

Published: 2007-05-13 10:00:00

_L’America Latina, il dibattito sul “mestizaje” (meticciato) e la filosofia della liberazione_ I concetti di “filosofia della liberazione”, di “creolizzazione” e “mestizaje” (meticciato), temi cari alla cultura e filosofia dell’America Latina e caraibica, saranno discussi con uno scrittore antillano, di fama mondiale, che ha vissuto l’esperienza dell’incontro di più culture e con un sociologo e filosofo spagnolo che a lungo si è dedicato a questi temi, nella direzione di una possibile definizione di filosofia specificamente “latinoamericana” e non soltanto di importazione europea.

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Lectio Magistralis di Gianni Vattimo

Published: 2007-05-13 08:00:00

Dopo l'età della Fede e l'età della Ragione, l'umanità è infatti entrata in una fase in cui il pensiero è dominato da preoccupazioni che non sono di pertinenza né solo della scienza, né solo della filosofia, né solo della religione. In questa età dell'Interpretazione la riflessione sui problemi religiosi ritrova dunque un ruolo centrale. Quale religione, quale forma di religiosità è adeguata per il punto di vista del pensiero debole- eminentemente non metafisico? Possiamo parlare di una religione che non insista su fondamenta metafisiche, sulla Verità della sua conoscenza del Sacro, e che così lasci sentire la voce dell’altro? Una religione rimane sempre prigioniera di un pensiero forte, metafisico. E la metafisica è sempre, come dice Nietzsche, un atto di violenza. Invece il cristianesimo è un’altra cosa. Il cristianesimo non religioso-metafisico (e, voglio aggiungere, tutte le religioni del libro, se intese, paradossalmente, come non-religioni) dichiara, per la caduta degli idoli - nel senso nietzschiano del termine - che non c’è una Verità. Non ci sono più valori Supremi nel cui nome sia possibile uccidere; e d’altronde, con Sant’Agostino, il cristianesimo fonda l’ermeneutica biblica, accettando il senso multiplo del Libro. Cristianesimo non religioso vuol dire un cristianesimo non metafisico, non una religione della conoscenza, dei dogmi, ma dell’amore, dell’altro come te. Il cristianesimo non religioso insiste sulla priorità della carità sulla verità. “Non possiamo non dirci cristiani!” Vattimo riprende la frase di Croce. Non possiamo non dirlo proprio perché siamo coscienti della nostra fondamentale mancanza di oggettività, del nostro essere interpretanti, perché ogni forma di conoscere ha come presupposto una intenzione, un punto di vista, un mondo nel quale viviamo. Ogni conoscere è interpretazione. E per noi questo punto di vista è formato dalla nostra cultura, dal cristianesimo, che impregna con i suoi valori, con i suoi riferimenti tutta la nostra mondanità. Credenti o non credenti viviamo in una civiltà cristiana.

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Tariq Ramadan versus Hanif Kureishi

Published: 2007-05-13 05:30:00

Hanif Kureishi – scrittore, drammaturgo, sceneggiatore e regista anglo-pakistano laico, contrario alle scuole religiose, estremamente diffidente nei confronti dell’islamismo moderato, ma anche critico del supermercato occidentale delle libertà – a confronto con Tariq Ramadan, docente universitario svizzero, intellettuale islamico moderato, saggista molto discusso in tutto il mondo e convinto assertore della possibilità di conciliare i valori religiosi tradizionali con le democrazie liberali. In gioco, i limiti tra libertà individuali e tradizioni religiose, tra sfera pubblica e sfera privata, tra autonomia ed eteronomia della ragione, tra valori illuministici e tradizionalistici. Un confronto serrato, diretto, tra due intellettuali musulmani molto diversi, sui problemi più scottanti delle nostre società attuali e del futuro.

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Quando l’arte sconfina nella realtà

Published: 2007-05-13 05:00:00

Se, nel discorso comune, diciamo “arte”, forse ancora, in qualche modo, ci intendiamo. Ma comprendere davvero qualcosa dell’arte, della sua funzione nelle nostre vite, del suo rapporto con la realtà, non è affatto facile. La fatidica domanda: ”ma è ancora arte, questa?”, pronunciata o meno, è sempre sulle bocche di molti. Tradizionalmente, i limiti dell’arte erano i limiti della rappresentazione mimetica della realtà: l’arte era imitazione. Perché si potesse parlare di imitazione, c’era però bisogno di una chiara distinzione tra arte e realtà, tra ciò che imita e ciò che è imitato. Con il Novecento, però, questo modello ha cominciato a mostrare la sua inadeguatezza: la realtà entrava nell’arte (come nei collage) o veniva senz’altro promossa ad arte (come nei readymade di Duchamp), tanto che due prodotti, benché indistinguibili, potevano essere uno “arte” e l’altro “non arte”. Oggi assistiamo a un’estremizzazione ancora più inquietante di questa cancellazione di confini: talvolta è la realtà stessa, nei suoi aspetti più “abietti”, disgustosi, o semplicemente banali che viene esposta direttamente, mirando alla cancellazione di ogni residua prospettiva simbolica. In questa tavola rotonda, tre filosofi, un artista e uno psicoanalista mettono a confronto le loro competenze ed esperienze per provare a vederci un po’ più chiaro.

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